Lo spreco alimentare si conferma una delle piaghe peggiori nel passaggio all’economia sostenibile. Come si può predisporre la propria attività commerciale a diminuire sensibilmente la perdita di cibo destinato al consumo?

Non è passata da molto l’ottava Giornata Nazionale per la prevenzione dello spreco alimentare, fissata al 5 febbraio, ma già si pensa alle nuove scadenze in ambito di sostenibilità, come l’entrata in vigore del decreto europeo che sancisce lo stop alla plastica monouso nelle attività commerciali.

Il fenomeno del food wasting, però, ancora non è stato posto sotto una regolamentazione rigida e ben definita, sebbene sia un argomento spesso trattato dalla Commissione Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU.

Continuano, però, ad essere fuori controllo i dati relativi allo spreco alimentare che si conferma essere all’incirca stabile sul 1,3 miliardi di tonnellate di cibo perso ogni anno.

Come si può mettere un argine a questo problema?

Lo spreco alimentare in Italia: consumatori e ristoratori a confronto

La lunga permanenza nelle abitazioni dovuta al lockdown per la pandemia da Covid 19 sembra aver “educato” gli italiani ad un maggiore interesse per gli sprechi alimentari.

Si è, infatti, passati da 30,6 kg di rifiuti di cibi destinati al consumo a testa nel 2019, ai 27 kg del 2020. Un dato che lascia buoni margini di miglioramento, ancora, ma che attesta l’avvenuta sensibilizzazione veicolata anche dalla grande quantità di food blogger e di brand attivi nel settore food retail occupati ad informare i clienti sui temi legati alla sostenibilità.

Del totale di rifiuti alimentari, però, il 21% si segnala essere legato agli operatori della ristorazione, il 43% al consumatore finale mentre il restante 36% si deve alla prima fase della filiera produttiva del settore agroalimentare: produttori e distributori. 

Strumenti e tecnologie a servizio dell’ambiente

La riduzione del fenomeno del food wasting è un obiettivo fondamentale per ogni singola attività commerciale del settore della ristorazione. Oltre che sotto il profilo ambientale, infatti, una riduzione degli scarti alimentare permette di mantenere una gestione migliore della propria azienda e dei propri investimenti.

Oltre all’inevitabile controllo accurato del magazzino e dei prodotti freschi soggetti a scadenze ravvicinate, ci sono ulteriori tecniche e strumenti da prevedere nella propria strategia di gestione per prevenire queste problematiche.

L’utilizzo di un menù, possibilmente digitale, in cui vengano evidenziate le immagini dei piatti e le quantità di cibo in essi presenti permettono al cliente di avere un’idea più chiara riguardo alle ordinazioni effettuate.

La possibilità di asporto degli avanzi data alla clientela, la donazione di scarti alimentari ad enti caritatevoli oppure la destinazione di parte del cibo in eccesso allo staff possono rappresentare altre efficienti modalità di ottimizzazione degli sprechi.

Ridurre il food wasting significa anche ottimizzare i costi e quindi rendere migliori le performance della propria attività commerciale.

Un utile e potente strumento, in grado di offrire supporto in questa lotta allo spreco è sicuramente il registratore di cassa EasyCassa che, con le sue funzionalità di gestione in Cloud e le sue Dashboard intuitive, permette di avere a disposizione una panoramica chiara e istantanea dei prodotti più venduti, così da poter individuare in modo più efficiente i prodotti che vale la pena riordinare e quelli da evitare nell’ottica di ridurre gli sprechi.

Innovazione e sostenibilità: il trend del “Green Brand”

Ridurre al minimo il fenomeno del food wasting nella propria attività commerciale è, prima di tutto, un obbligo nei confronti dell’ambiente.

In secondo piano, però, non deve passare inosservato il trend di comunicazione che vede, sempre di più, i brand farsi portavoce di valori e tematiche sensibili e di interesse comune. Il 2020, non a caso, è stato definito l’anno del “Brand Activism“ dal punto di vista del marketing e della comunicazione.

Perché, quindi, non fare proprio questo principio e declinarlo anche in realtà più piccole di quella delle multinazionali?

Sviluppare un piano efficace di prevenzione degli sprechi alimentari, infatti, può all’occorrenza diventare un ottimo canale di interazione con la nostra clientela e con i potenziali nuovi consumatori.

Ad esempio, fornirsi di alcuni account social aziendali, può offrire la giusta piattaforma per far esprimere la propria attività nell’ambito della Green Economy. In questo modo è possibile incrementare la reputazione e la fiducia degli utenti nei confronti dell’azienda.

Ci sono, inoltre, altre accortezze “offline” che vengono percepite positivamente dai clienti: il QR code menù, che evita lo spreco di carta ma anche il contatto di più persone con gli stessi fogli, ma anche l’utilizzo di posate riciclabili, sono ottime scelte per far crescere la propria attività diminuendone l’impatto ambientale.

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Redazione EasyCassa

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